
Cosè il coordinamento dei collettivi
Il coordinamento dei collettivi è incontrarsi e lavorare insieme, è desiderio di attraversare la vita d’ateneo e della città intera andando oltre la dimensione quotidiana della facoltà e delle lezioni, voglia di mettere e di mettersi in discussione.
Prendiamo in giro la linea perché non la prendiamo. Non amiamo né darla né prenderla....
Prendiamo in giro la linea perché non la prendiamo. Non amiamo né darla né prenderla....
Vogliamo un’università libera e critica, in cui muoverci da persone e non da utenti, che produca saperi di pace e non di guerra, senza crediti, né frenesie ad essi riconducibili, senza numeri chiusi né lobbies accademiche, senza centri d’eccellenza, ma dove il fiore all’occhiello sia la contaminazione culturale e la possibilità di costruire una propria consapevolezza di Sapere.
Vogliamo un’università dove la ricerca sia libera e i saperi non siano asserviti a logiche di mercato, senza brevetti né copyright, che ci prepari al lavoro e al non-lavoro, dove ci sia riconosciuta la dignità di autodeterminarci e ci sia data la possibilità di scoprire e condividere.
Vogliamo un’università che non dispensi miseria e incertezze sulle persone con cui lavora dai portieri ai ricercatori dagli stagisti agli addetti alle pulizie.
Da studenti e precari vogliamo inventare strategie di resistenza alle nuove forme di schiavitù che ci attanagliano. Essere precari per noi significa non avere certezze materiali come: casa, soldi, riconoscimento dei diritti di cittadinanza o del diritto allo studio. Siamo precari anche per ciò che non è materiale: come l’impossibilità di disporre del nostro tempo, studiare secondo i nostri interessi, i nostri ritmi e le nostre inclinazioni e infine di intraprendere il lavoro che vogliamo.
Vogliamo poter fare liberamente le nostre scelte ma per farlo ci servono mezzi e opportunità. Vogliamo che siano riconosciuti i diritti elementari dei fuori-sede che oggi purtroppo sono gli “inquilini” della città così come i migranti: il diritto ad abitare in una casa dignitosa, la possibilità di accedere con facilità all’assistenza sanitaria, la possibilità di esprimersi sulle scelte che la città compie. Vogliamo avere la possibilità di poter abitare in una casa nostra senza dover essere strangolati da un mercato immobiliare impossibile sia che siamo residenti, fuorisede o pendolari forzati...
Ogni giorno ci troviamo ad attraversare luoghi che non sentiamo nostri, partendo dalle case in cui viviamo, passando per aule e dipartimenti disseminati per tutta la città, per arrivare a segreterie e mense superaffollate.
Vogliamo riappropriarci di questi spazi fisici e ideali per viverli con lentezza e flessibilità, per creare partecipazione e per riempirli di nuovi diritti da estendere a tutti.
Siamo qui ed ora come quello che cerchiamo di fare.
Riprendiamoci il futuro!
Vogliamo un’università dove la ricerca sia libera e i saperi non siano asserviti a logiche di mercato, senza brevetti né copyright, che ci prepari al lavoro e al non-lavoro, dove ci sia riconosciuta la dignità di autodeterminarci e ci sia data la possibilità di scoprire e condividere.
Vogliamo un’università che non dispensi miseria e incertezze sulle persone con cui lavora dai portieri ai ricercatori dagli stagisti agli addetti alle pulizie.
Da studenti e precari vogliamo inventare strategie di resistenza alle nuove forme di schiavitù che ci attanagliano. Essere precari per noi significa non avere certezze materiali come: casa, soldi, riconoscimento dei diritti di cittadinanza o del diritto allo studio. Siamo precari anche per ciò che non è materiale: come l’impossibilità di disporre del nostro tempo, studiare secondo i nostri interessi, i nostri ritmi e le nostre inclinazioni e infine di intraprendere il lavoro che vogliamo.
Vogliamo poter fare liberamente le nostre scelte ma per farlo ci servono mezzi e opportunità. Vogliamo che siano riconosciuti i diritti elementari dei fuori-sede che oggi purtroppo sono gli “inquilini” della città così come i migranti: il diritto ad abitare in una casa dignitosa, la possibilità di accedere con facilità all’assistenza sanitaria, la possibilità di esprimersi sulle scelte che la città compie. Vogliamo avere la possibilità di poter abitare in una casa nostra senza dover essere strangolati da un mercato immobiliare impossibile sia che siamo residenti, fuorisede o pendolari forzati...
Ogni giorno ci troviamo ad attraversare luoghi che non sentiamo nostri, partendo dalle case in cui viviamo, passando per aule e dipartimenti disseminati per tutta la città, per arrivare a segreterie e mense superaffollate.
Vogliamo riappropriarci di questi spazi fisici e ideali per viverli con lentezza e flessibilità, per creare partecipazione e per riempirli di nuovi diritti da estendere a tutti.
Siamo qui ed ora come quello che cerchiamo di fare.
Riprendiamoci il futuro!






24 Nov

